Bimestrale - Edizioni Dedalo

Direzione

Carlo Bernardini e Francesco Lenci

Redazione

a cura di Galileo (Giovanna Dall'Ongaro, Roberta Pizzolante, Sandro Iannaccone)

Rubriche

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Collaboratori

Laura Berardi, Anna Lisa Bonfranceschi, Luisa Bonolis, Stefano Canali, Carla Castellacci, Maria Antonietta Cerone, Andrea Frova, Chiara Lalli, Elisa Manacorda, Davide Mancino, Lorenzo Mannella, Mariapiera Marenzana, Tiziana Moriconi, Martina Saporiti, Caterina Visco.

Comitato scientifico

Attilio Agodi, Francesco Amaldi, Fernando Amman, Corrado Böhm, Alessandro Braccesi, Tullio De Mauro, Giorgio Di Maio, Cesare Fieschi, Andrea Frova, Giorgio Giacomelli, Danilo Mainardi, Ettore Molinari, Alberto Oliverio, Domenico Parisi, Giorgio Parisi, Mario Rigutti, Fabio Sebastiani, Nicla Vassallo.

6 - December 2013

» Anno 2013 , numero 6 - € 7,50

Editoriale

La pace tangibile

Esistono problemi che potrebbero non ammettere soluzione? Certo: tra questi, l’eliminazione dei conflitti armati. Dice il nostro amico generale Fabio Mini: «ci sono molti pretesti per scatenare un conflitto ma non ce n’è nemmeno uno per evitarlo». L’ineluttabilità di questa constatazione è tremenda: contiene il motivo per autorizzare come opportunità naturali le tecnologie di distruzione di massa. E, banalmente, più che il “diritto di difendersi”, contiene il “diritto a aggredire per primi” un nemico soltanto probabile.

L’Unione Scienziati per il Disarmo (USPID) ben nota ai lettori di questa rivista, www.uspid.org) ha tenuto in settembre di quest’anno il 15° Congresso internazionale a Castiglioncello per discutere tra “esperti” di varia estrazione ciò che non si può, ciò che si può e ciò che si deve fare in una situazione quale quella del mondo frammentato e rissoso come quello in cui stiamo vivendo. Quest’anno, grazie al quasi trentennale sostegno del Comune di Rosignano Marittimo, abbiamo organizzato il nostro convegno con il contributo e la collaborazione delle Pugwash Conferences for Science andWorld Affairs (Premio Nobel per la Pace 1995, www.pugwash.org) e Senzatomica (www.senzatomica.it).

Ovviamente, anche se si cerca una soluzione globale che coinvolga l’umanità intera, nessuno pensa a idee come quelle espresse da Edward Teller nel 1982 (riassumendole: “se tutte le risorse necessarie alle popolazioni, da quelle per il welfare a quelle per la sicurezza, fossero sotto il controllo di una democrazia evoluta come gli Stati Uniti, la pace mondiale sarebbe garantita”); e nemmeno pensa che l’affermazione di precetti pacifisti religiosi obbligatori sarebbe risolutiva (vista la matrice di molti dei più gravi conflitti di sempre: guerre di religione in nome di divinità punitive e vendicative). Perciò, molto del poco spazio che ci resta lo abbiamo dedicato all’informazione e alla valutazione dei problemi tecnici e delle capacità di dialogo e di trattativa: ne troverete esempi in questo numero. Ma, racconta laicamente il buddista Daisaku Ikeda, nella sua Proposta di Pace, che Budda si servì di una «parabola della freccia avvelenata » per «dimostrare l’insensatezza che deriva dall’ossessione per la speculazione astratta». Che vuol dire che tutti dobbiamo adoperarci perché la pacificazione a venire sia ugualmente tangibile ad ogni umano.

E siamo molto contenti di aver inaugurato il nostro convegno
con la visita alla mostra Senzatomica, per l’occasione installata nel Castello Pasquini. Noi ci auguriamo che questa bella mostra, prodiga di dati ed informazioni accurate, che gira con successo per tutta l’Italia, spinga la gente a dirottare i 1.700 miliardi di dollari delle spese annue per armi e conflitti verso le necessità primarie dei paesi sottosviluppati: alimenti contro la fame, scuole, acqua, ospedali, edilizia, trasporti, ecc.

Ce n’è per tutti se lo si toglie alle armi e alla guerra. Pensiamo anche che questa nostra prima collaborazione con Senzatomica sia un poco nello spirito della famosa lettera aperta che Albert Einstein scrisse nel gennaio 1947 all’opinione pubblica americana: «Caro amico ti scrivo», per proporre una nuova potente alleanza tra scienziati e cittadini: «Noi crediamo che un cittadino informato agirà per la vita e non per la morte». Gli scienziati hanno il dovere di informare, i cittadini, se ben informati, hanno il potere di agire esercitando la forza della ragione.

Siamo diversi?


No: diciamolo subito. Se la carta stampata va in crisi per via dei costi e dei nuovi modi di comunicare, perché Sapere dovrebbe fare eccezione? Solo perché compie trenta anni di questa gestione? Perché dobbiamo
smetterla di coinvolgere anziani? Perché dà lavoro a un piccolo gruppo di redat/trici/tori a basso costo? Perché è faticoso abbonarsi? E poi, chi avrebbe voglia di scommettere che se fosse una cassaforte di introiti pubblicitari con un patrimonio all’estero, se fosse a livelli di retribuzione da grandi manager, se fosse politicamente schierato con qualche liberista
razzista, Sapere sarebbe nei talk show accreditati, avrebbe il suo giro di protettori, ecc.; e non correrebbe alcun pericolo di estinzione. È così che si fa, oggi; non si parla d’altro.

Niente: siamo laici, non corrotti, fissati con la ricerca, razionalisti e intrinsecamente poveri. Perciò, forse tocca chiudere bottega. Chissà se altri si occuperanno di parlare di ricerca, di tecnologie, di disarmo, di scuola, di storia della scienza, di sviluppo e così via. Però… Però in una cosa siamo diversi: la situazione italiana ci fa venire da piangere. Perché abbiamo visto grandi scienziati-politici, grandi decisionisti, grandi visionari, grandi competenti e ci sembra che siano tutti morti e cancellati. Nostalgie? I sentimenti più demodé di questo nuovo millennio?
Ebbene sì. E non ce ne vergogniamo neanche un po’, anche se questa volta le stiamo disseppellendo da una intensa attività onirica.

Se questo è un addio, non può non essere amaro: è controcorrente perché non accetta che il “nuovo” sia intrinsecamente meglio del “vecchio” per ragioni di principio; specie quando non sembra esserci niente di cui pentirsi. E poi, nuove o vecchie possono essere le persone, nel qual caso sono le forze e le sensibilità a fare da parametro di interesse misurando il bene e il male. Ma se sono nuove le strutture e le strategie operative, non è detto che le nuove siano migliori delle vecchie. Forse che le e-mail d’amore sono più sentimentali ed eleganti delle
vecchie lettere scritte a mano? Forse che le merendine sono più buone dei biscotti fatti in casa della nonna? Staremmo confondendo, come capita ormai sempre più spesso, la cultura con il mercato. È vero. Il mercato è alla portata della comprensione di tutti, la cultura no. Stiamo a vedere come va a finire. Intanto, “buone fatte feste” come si diceva molto tempo fa.

di admin