Bimestrale - Edizioni Dedalo

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Carlo Bernardini e Francesco Lenci

Redazione

a cura di Galileo (Giovanna Dall'Ongaro, Roberta Pizzolante, Sandro Iannaccone)

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Comitato scientifico

Attilio Agodi, Francesco Amaldi, Fernando Amman, Corrado Böhm, Alessandro Braccesi, Tullio De Mauro, Giorgio Di Maio, Cesare Fieschi, Andrea Frova, Giorgio Giacomelli, Danilo Mainardi, Ettore Molinari, Alberto Oliverio, Domenico Parisi, Giorgio Parisi, Mario Rigutti, Fabio Sebastiani, Nicla Vassallo.

5 - October 2013

» Anno 2013 , numero 5 - € 7,50

Editoriale

Come restaurare la natura umana

I conti, come si suol dire, non tornano: non si fa che parlare di “conflitto generazionale” come se i giovani possedessero una spontaneità etico-creativa di origine biologica e non culturale. Mentre molti di noi ancora viventi ricordano i “consigli di anziani” o i “comitati di saggi” che venivano coinvolti in tutte le scelte delle comunità.

Oggi, anziano sembra indicare solo chi è già stato corrotto dal sistema e cerca di prevaricare con iniziative a suo esclusivo vantaggio che, per ciò stesso, generano un “potere”. Scelte e poteri hanno conquistato una intrinseca insindacabilità perché chi ne gode ha i mezzi per permettersi di comprarla. Perciò, con una astrazione suggestiva, promuovere i giovani, che sono pur sempre figli di qualcuno, sembra solo rilanciare una “verginità ideale” che non può non essere un valore positivo: altrimenti, saremmo già in fondo al baratro.

Tutto questo si è trasformato con gli anni in un nuovo fondamentalismo che non può che generare crudeli conflitti se non riesce ad aspettare la morte naturale della generazione precedente: il che è inverosimile perché le generazioni non sono discontinuità della specie bensì un continuum senza miracolosi salti (salvo le mostruose guerre mondiali). Ma anche le guerre sono diventate un continuum che fa girare il pensiero nel mondo con incredibili missioni alimentate da antichissimi e consolidati integralismi.

Insomma, siamo tornati agli albori della storia civile, quando si costruivano la politica e i poteri esattamente come le religioni ma, tra le ideologie coltivate, spuntavano come erbacce le eresie. Dunque, si direbbe, non è una generazione che è invecchiata male, ma l’umanità intera. Perché no? E c’era un vecchio presidente della Repubblica che non nomino, che ogni capodanno ci ripeteva a reti unificate: «La storia è maestra di vita». La maestra non ci ha insegnato niente, la storia si perpetua da sé sempre allo stesso modo. La sola differenza importante è che siamo quasi 7 miliardi di poveri, pochissimi liberi e il resto schiavi, pochissimi altruisti e il resto, nel migliore dei casi, indifferenti. C’è posto per tutte le eresie, per tutte le degenerazioni. C’è un tremendo disordine mentale, confuso con la libertà, in cui non si riesce a elevare la qualità degli argomenti ma solo ad alzare la voce. La nostra opinione vale quanto quella di ogni altro; perciò, non possiamo pretendere che trionfi: possiamo solo ripeterla.

La nostra opinione, qui banalmente firmata, è che bisogna studiare di più, riflettere e capire. La nostra opinione è che bisogna investire quanto più possibile in storia, scienze, letteratura, arte, filosofia. Depurando tutte queste attività da ogni patacca economica, da ogni sospetto di imposizione autoritaria. Semplicemente, chi non sa di filosofia, arte, letteratura, scienze e storia deve vergognarsi come una volta ci si vergognava d’essersela fatta addosso o di avere la goccia al naso. Vecchi e giovani, quando parlano di ricchezza devono intendere automaticamente solo la cultura, e annoverarla tra i beni invidiabili con ammirazione e stima per chi ce l’ha. E, qui, su questa ricchezza, le disuguaglianze sociali devono pesare positivamente il più possibile: il povero può arricchirsi con i suoi mezzi, il ricco può offrire tutto ciò che ha. E non c’è motivo di depredarsi a vicenda.

Obiezione: la anticipiamo perché è certa come il tramonto del Sole: “tutto ciò non è nella natura umana”. Può darsi che sia vero, visto come vanno le cose. Ma perché non proviamo a dire che se la natura umana fosse così, converrebbe a tutti? In quale argomentazione razionale sono convenienti i poveri, i razzisti, i dittatori, i super-ricchi, i crudeli, tutte quelle concezioni/condizioni o miraggi in cui cediamo la nostra natura a una supernatura inventata perché qualcuno la amministri con (suo) vantaggio? Se si crede nel potere salvifico della giovane età,perché non si può credere, più in grande, che la stessa natura umana sia, per tutti, una risorsa risolutiva, con generale soddisfazione?

di admin