Bimestrale - Edizioni Dedalo

Direzione

Carlo Bernardini e Francesco Lenci

Redazione

a cura di Galileo (Giovanna Dall'Ongaro, Roberta Pizzolante, Sandro Iannaccone)

Rubriche

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Collaboratori

Laura Berardi, Anna Lisa Bonfranceschi, Luisa Bonolis, Stefano Canali, Carla Castellacci, Maria Antonietta Cerone, Andrea Frova, Chiara Lalli, Elisa Manacorda, Davide Mancino, Lorenzo Mannella, Mariapiera Marenzana, Tiziana Moriconi, Martina Saporiti, Caterina Visco.

Comitato scientifico

Attilio Agodi, Francesco Amaldi, Fernando Amman, Corrado Böhm, Alessandro Braccesi, Tullio De Mauro, Giorgio Di Maio, Cesare Fieschi, Andrea Frova, Giorgio Giacomelli, Danilo Mainardi, Ettore Molinari, Alberto Oliverio, Domenico Parisi, Giorgio Parisi, Mario Rigutti, Fabio Sebastiani, Nicla Vassallo.

3 - May 2013

» Anno 2013 , numero 3 - € 7,50

Editoriale

Le vere Zecche di Stato

Lo scorso anno, con un gruppo di amici livornesi molto attenti ai problemi politici e sociali attraverso l’Associazione Caffè Scienza, avevamo cercato di promuovere un appello, che avevamo chiamato «Manifesto per le competenze democratiche», perché nella nuova legge elettorale - che speriamo sia prima o poi varata - i singoli candidati fossero tenuti a spedire alle loro sezioni elettorali un curriculum vitae e una sorta di “autopresentazione”, che permettessero agli elettori di sapere cosa avevano fatto
o sarebbero stati capaci di fare nell’interesse pubblico.

Le autopresentazioni avrebbero dovuto essere consultabili presso sedi istituzionali (municipi ecc…) e liberamente utilizzabili nel dibattito elettorale, senza restrizioni di privacy. Continuiamo a pensare che quello delle “competenze” e dell’ambito e i fini di utilizzo di queste sia un nodo cruciale della vita culturale e civile di qualunque paese.

In Italia, invece, da diversi anni sembra che delle competenze (saggia e virtuosa coniugazione tra conoscenze e impegno morale) nessuno si preoccupi. Un deleterio miscuglio tra acritiche istanze giovanilistiche da un lato e, dall’altro, macchinazioni di furbetti e disonesti di vario tipo, sta portando allo sperpero delle competenze tesaurizzate nel corso di vite lunghe e operose e al soffocamento in nuce di quelle che potrebbero formarsi. Non è un caso, naturalmente, che nell’appello che citavamo sopra si prendesse in considerazione solo l’impegno per l’interesse pubblico, per il bene comune. Non ci interessano talenti ed entusiasmi dedicati a interessi privati, e sappiamo bene che ci sono condizioni al contorno inconciliabili con l’imperativo morale di operare per il bene comune, per quanto eccellenti siano le eventuali competenze spendibili.

In un mondo governato dal liberismo selvaggio e da una manica di finanzieri spregiudicati e spesso anonimi, per esempio, cittadinanza per il bene comune non ce ne è. La globalizzazione dei mercati e le brutali regole di concorrenza che regolano gli scambi internazionali, la ricerca del profitto immediato e a qualunque costo mina alla base non solo il sistema ricerca di tutto il mondo (cfr. S. Haroche, Nobel per la Fisica 2012, il Sole 24 ore del 10 dicembre 2012), ma anche ogni possibilità di controllo e governo democratico.

Qui ci sembra che i giochi politici siano ormai incentrati su tre modalità chiave: acquistare consenso a scatola chiusa, soprattutto sottraendolo ad altri, promettere senza garanzie compensi per passate vessazioni del potere, riservarsi di assecondare o interdire proposte altrui. Queste tre modalità sembrano caratteristiche dei “parassiti” del regno animale e si estendono così anche alla popolazione umana. Proprio mentre la scienza evoluzionistica sta riproponendo il valore biologico dei comportamenti altruistici per tutte le specie biologiche, ecco che spunta il comportamento parassitario della specie apparentemente più evoluta. Forse, potevamo  aspettarcelo: le varie forme di razzismo che si sono manifestate nei tempi moderni potevano metterci sull’avviso per quanto potevamo aspettarci: ma, attenzione, il razzismo probabilmente non è istintivo, potrebbe essere un tratto culturale, una “privatizzazione” degli strumenti di tutela dei propri interessi. Il parassita non ama la sua vittima che però lo sostenta; e perciò la mantiene in vita: allo stesso modo, il potere non ama le persone su cui esercita la propria ingordigia: ha solo un interesse a non sterminarle perché non può perdere il suo sostentamento.

Qualcosa di simile accadeva nelle società schiaviste. Per questo motivo noi abbiamo sempre amato e difeso la ricerca e il progresso tecnologico, valutando quasi per gioco quanti schiavi sono stati affrancati dallo sviluppo delle macchine; per ciò stesso spostiamo l’interesse pubblico sulle garanzie che quelle macchine possano semplificare la nostra vita, essere sicure, essere di larga disponibilità. Eccetera: mancherebbe solo che l’altruismo dovesse svilupparsi spostando rischi e danni su chi è diverso, su chi lavora per noi, su chi non può godere di benefici come i nostri!

E però, guardando il mondo così come è oggi, vediamo a perdita d’occhio milioni e milioni di diseredati che sono ben lontani da quei “poteri minimi” corrispondenti alla libertà nel benessere e da ogni via di scampo dai parassiti che con intese quasi invisibili si scambiano ricchezze e decisioni a loro soli convenienti. Come si fa a trovare un antiparassitario efficace? La nostra scelta è precisa: cultura e competenza sono tutt’uno con una società equa. Se ce la faremo mai ad arrivarci, potremo finalmente avere di che vantarci.

di admin